Considerazioni finali sulla cessione della Nizza sabauda alla Francia e sui brogli che la favorirono…

Il racconto di Pierluigi Casalino

“Mi sono occupato recentemente delle fortune della Nizza sabauda e del passaggio della città e del suo contado dal Piemonte (ovvero dall’Italia) alla Francia nel 1861. Sull’argomento mi ero già intrattenuto, a dire il vero, anche in precedenti interventi, sempre su Sanremonews, così come ha fatto assai più autorevolmente il Professor Gandolfo, che, con la sua maestria di storico, ha avuto modo, anch’egli, di ricostruire quelle vicende assai dolorose e tuttora, in misura rilevante, controverse e spiegabili forse non tanto con la ragion di stato, ma con i rapporti personali tra due monarchi, come disse un diplomatico francese dell’epoca, alla stampa britannica. E in particolare ricorrendo a mezzi truffaldini. Della cessione di Nizza, ma anche della Savoia, nel loro complesso, lo studioso matuziano ha illustrato anche aspetti negoziali su cui gli storici (e i polemisti) mantengono critica attenzione sulla scorta di una ricerca che si intreccia con le relazioni internazionali di quel periodo e i rispettivi interessi delle potenze europee alle prese soprattutto del destino del potere temporale del Papa, cioè di quella questione romana che agitava le cancellerie come conseguenza proprio della cessione di Nizza e Savoia.

D’altra parte, giova ricordare cosa scriveva il giornale l’Armonia alla vigilia del voto parlamentare di Torino sulla ratifica del trattato tra Vittorio Emanuele II e Napoleone III: ‘ci troviamo di fronte ad un fatto compiuto, che ci si aspettava, e, come ha scritto il Times di Londra, ci si aspettava pure che la Francia facesse quasi grazia al Piemonte di qualche dirupo per estendere la sua frontiera sulla spiaggia marittima oltre il territorio di Nizza. E se saltasse in capo a Napoleone III di rivendicare San Remo, Savona e Genova, che cosa farebbe il Conte di Cavour?’. Circostanza quest’ultima, che, come anche lo stesso Professor Gandolfo ha ricordato, suscitò allarme da Ventimiglia alla stessa Città dei Fiori, al punto da costringere le autorità piemontesi a smentire qualsiasi illazione in merito. Sta di fatto che le mire francesi verso il Ponente Ligure (e a quanto pare fino a Varzi di Pietra Ligure o addirittura a quella Savona che già era stata sotto dominio francese in altre epoche) riemergeranno nel 1945 e saranno prontamente rintuzzate dalla Resistenza Italiana nella persona di Paolo Emilio Taviani, con l’appoggio anglo-americano.

La decisione inoltre di celebrare il Festival della Canzone italiana a Sanremo fu interpretato da Parigi, negli anni Cinquanta del secolo scorso, al pari di una minaccia agli interessi turistici della Costa Azzurra. Molti nel 1860 gridarono allo scandalo, compreso quel Garibaldi, che pronto a marciare su Nizza, finì invece per imbarcarsi a Quarto per sbarcare a Marsala. Napoleone III, praticamente, ricattò il governo piemontese: o Nizza (e Savoia) o la Lombardia, occupata dal generale Valiant, tranne le fortezze del quadrilatero, mentre i piemontesi, come facevano notare gli austriaci durante la firma dell’armistizio di Villafranca, avevano vinto solo qualche marginale scaramuccia, come quella di San Martino, esaltata più del dovuto dagli storici aulici. Si apriva così in modo perenne la cessione di Nizza (e Savoia), cioè della porta d’Italia e nessun rappresentante sardo, se non costretto, avrebbe voluto apporre la propria firma al Trattato di Torino. Lo fece Cavour, non si sa fino a che punto a malincuore e avallato dal re , come sottolineò il Guerrazzi, che bollò di infamia quel certo Lubonis, che, inviato temporaneamente a fare il governatore di Nizza in occasione del plebiscito-farsa, ‘adoperò ogni via abusando il magistrato per corrompere le menti’. Non facendo decidere liberamente ai nizzardi (e alle genti di Savoia), come appunto fu.

Cavour e Farini, ministro pro-tempore dell’Interno avevano sottoscritto un Trattato che suonò di per sé come violazione del Trattato di Zurigo (oltre che del Congresso di Vienna), con la complicità di Francia e di Inghilterra, nonostante i proclami contrari. Sempre il Guerrazzi denunciò casi di brogli e di contraffazioni del voto popolare. Il deputato Castellani, uno dei 30 contrari alla cessione, disse: ‘Avete violato quel diritto delle genti che voi stessi siete chiamati ad invocare ad ogni momento: avete violato un gran principio di giustizia; avete venduto quelle popolazioni e le loro libertà a guisa di vacche e di armenti’. Il 12 aprile 1860 Giuseppe Garibaldi, che qualcuno accusava nel frattempo di aver ‘spezzato le reni dei contadini del Sud America, di aver trasportato cinesi (schiavi) sulla sua nave, senza liberarli, di aver incendiato e razziato interi villaggi uruguayani, di essere stato l’amico dei latifondisti delle Pampas e nemico dei campesinos’, si era precipitato alla Camera torinese, urlando: ‘Nizza essersi data al Duca di Savoia nel 1388 a patto di non essere ceduta ad altri; ora la si vende al Bonaparte; è vergognoso vendere i popoli, incostituzionale il contratto prima dell’assenso delle Camere; cancellare l’articolo 5° dello Statuto’. Il 16 aprile, lui e un altro deputato nizzardo, rinunciarono al mandato parlamentare: Il 15 aprile si era svolto il plebiscito fasullo al punto che, come si disse, Vittorio Emanuele II, che passava alla Storia per re d’Italia galantuomo, vendette le terre che erano state la culla della sua dinastia e la tomba dei suoi antenati, attestando che Nizza (e Savoia) era francese. Su queste vicende, per nulla adamantine, invito a ritornare il Professor Gandolfo per un suo prezioso, ulteriore parere e chiarimento circa retroscena che non mancano di lasciare ferite sanguinanti nel cuore d’Italia (e della Liguria) non facilmente rimarginabili a distanza di oltre un secolo e mezzo.

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