Intervista a S.A.R. il principe Amedeo di Savoia del 26 ottobre 2017

Amedeo, il re in attesa

Nella casa di campagna del principe ereditario dei Savoia Aosta

 di Roberto Rosano

FONTE: http://www.iuppiternews.it

Se, in quel lontano giugno 1946, i miei connazionali avessero scelto la monarchia, la persona che ho di fronte sarebbe stata il mio sovrano ed io un suo suddito. Per decisione della Consulta Regia è lui il legittimo erede al trono d’Italia, non suo cugino Vittorio Emanuele, che per questo gli ha assestato due cazzotti al matrimonio di Re Felipe di Spagna con Letizia Ortiz. È un re in costante condizione di reperibilità. Se un giorno in Italia tornasse la Corona, toccherebbe a lui cingerla sul capo. Amedeo di Savoia Aosta è qui, davanti a me. Ha le mani chiuse a pugno, come se pregasse. Dizione apprezzabile, un tono roboante, da ufficiale di marina, sedici tatuaggi. Mi ha accolto con raffinato garbo nella sua casa di campagna, in provincia di Arezzo, in un salotto pieno di cimeli e di oggetti, che di tanto in tanto addita e illumina di Storia, come un mago della wicca: quella è la spada di Vittorio Emanuele II! Quella bandiera spagnola è un dono di mio cugino Juan Carlos! Nelle sue vene scorre il sangue dello zar Nicola I, di Cristiano IX di Danimarca, che è suo trisnonno, come lo è la regina Vittoria. Perciò è, a sua volta, cugino della regina Elisabetta e dell’attuale re di Spagna… Per non indugiare nell’imbarazzo dinanzi a tanto lustro e sgarbugliarmi la lingua, lo ammetto, ho dovuto bere qualche bicchierino di prosecco freddissimo, che ha subito ristabilito in me spirito di uguaglianza e faccia tosta.

Altezza, Lei di chi è figlio?

Sono figlio di un ammiraglio che ha fatto le due guerre mondiali. Mia madre era greca. Era la terza figlia del vecchio re Costantino di Grecia. Mio padre era Aimone di Savoia Aosta. Per una questione curiosa di Hitler e di Mussolini, fu nominato re di Croazia, ma non ci andò mai. Era molto affezionato alla marina militare, che prendeva e doveva prendere tutto il suo tempo e il suo amore.

Lo stesso destino è toccato a Lei. Mi risulta che fu acclamato re dai monarchici croati…

No, no. Io sono nato che già tutto questo era sfumato. Mio padre non ha neanche mai abdicato, perché non è mai stato veramente re.

Ma è scritto su tutte le sue biografie…

Vede più le persone sono importanti e più ci sono delle fantasticherie intorno.

Non è vero neppure il nome con cui sarebbe stato acclamato re, Zvonimiro?

Non è vero! Secondo le usanze croate il figlio del re si sarebbe dovuto chiamare Zvonimiro, sì, questo è vero, ma io sono nato in tempo per non ricevere questo nome. So che è scritto su tutti i documenti, ma non è vero. Si fa presto a scrivere queste, perdoni, cialtronerie…

Procediamo per gradi. Il 27 settembre 1943, gli americani bombardano Villa La Cisterna, residenza della sua famiglia a Firenze e Lei nasce prematuro…

Di otto mesi, sì, sì. (Colpo di tosse). Mia madre stava scendendo nel rifugio, quando una contadina, che le era alle spalle, le cadde addosso. Così ruzzolò giù per le scale ed io nacqui dopo due giorni. Era un brutto momento per nascere, diciamo così… Eh, eh…

Ed è stato battezzato da Elia dalla Costa, cardinale arcivescovo di Firenze, Servo di Dio, Venerabile, amico di La Pira, di Bartali, concorrente di Pacelli al conclave del ’39…

Dunque, sarebbe stato bello che mi avesse battezzato, ma questa è un’idea di qualche monarchico che pensa a me molto affettuosamente.

Insomma, ma c’è qualcosa di vero nelle sue biografie? In questo caso, però, non ha di che lamentarsi…

No, no, non mi lamento perché qualche monarchico attribuisce il mio battesimo ad un quasi santo, però bisogna essere onesti quando si parla ad un giornalista: non fu lui a battezzarmi.

È​ vero almeno che i tedeschi volevano rapirla e insediarla come re di Salò?

Questo sì, è vero. Hitler voleva contrapporre un membro della famiglia reale al nord al legittimo re d’Italia al sud. Mia madre disse: dovrete passare sul mio cadavere prima che mio figlio diventi re in contrapposizione ad un re che c’è già e che, per di più, è un nostro parente!

Il 26 luglio 1944, Himmler, ministro dell’Interno del Reich, il secondo uomo più influente della Germania nazista, firma un ordine che La riguarda: Lei, bambino di otto mesi, deve essere trasferito presso il campo di concentramento di Hirshegg insieme a sua madre e alle sue cugine…

Sì, sì, in Austria. Diciamo che non ci trattarono male come tutti gli altri, ma bene certamente no. Vivevamo tutti in una grande casa, che era una via di mezzo tra un albergo ed una caserma, in montagna, a millequattrocento metri. Ci nevicava tutto l’inverno ed eravamo senza riscaldamento, pensi un po’ che doveva essere lavarsi la mattina…

Su “la mattina” l’accento toscano è balzato fuori come un coniglio dal cilindro…

(Ride fragorosamente) Eh, eh, la mattina! La mattina! L’ho un po’ perso, ma, ogni tanto, sa…

Comunque…

Comunque, mangiavamo solo rape: rape lesse, rape crude, rape fritte… (Colpo di tosse) E poco di più… Con noi c’era l’ammiraglio Rizzo, un eroe della Regia Marina. C’era anche qualcuno della Repubblica di Vichy, che i tedeschi avevano rastrellato. Noi non eravamo prigionieri politici in senso stretto… Eravamo degli ostaggi…

Merce di scambio…

Esattamente! Con un ordine di fucilazione già firmato, ma senza data. Quindi, si trattava solo di mettere la data in alto al momento opportuno e noi… (Il principe ridacchia allegramente).

E quando la data fu aggiunta, Lei si salvò per miracolo, solo perché l’ufficio postale ricevente franò sotto i bombardamenti ed il fonogramma non arrivò mai…

Non solo. Ci hanno salvato, nel senso che ci hanno prelevato, i francesi di De Gaulle, quelli che erano sbarcati in Normandia…

Casa Savoia, di cui Lei è il capo riconosciuto, è stata genericamente sottoposta ad una condanna della memoria per l’arrendevolezza dimostrata da re Vittorio Emanuele III nei confronti di Mussolini e delle sue iniziative… Eppure, avete avuto dieci prigionieri di guerra e due morti in famiglia: suo zio Amedeo e Mafalda, l’anima bella…

Bravo, bravo, molto bravo!

Insomma, Mafalda, figlia del re d’Italia e soprattutto cittadina tedesca, principessa tedesca, nonché moglie di un ufficiale tedesco finisce in un campo di concentramento.

Una figura molto bella, molto bella. Morì nel campo di concentramento di Buchenwald ed anche lì conservò il suo animo buono e docile. Pensi che quando riceveva il suo pasto, lo divideva con gli altri. Non voleva neppure far sapere chi fosse. Ci fu un prigioniero italiano che la riconobbe. Disse: c’è la figlia del nostro re e lei si girò dall’altra parte…

Anche se, a onor del vero, furono i tedeschi ad intimarle di non rivelare la sua identità…

Vero, sì, difatti sulla sua tomba c’è scritto… Frau… Questo lo sa meglio di me, l’ha letto da poco…

Frau Von Weber, per scherno Frau Von Abeba, essendo principessa d’Etiopia…

Lei è giovane, è abituato a studiare… Eh, eh, eh…

E suo zio Amedeo, il fratello di suo padre, di cui porta il nome. Il duca di ferro. L’eroe dell’Amba Alagi.

Pensi che rimase trincerato sull’Amba Alagi, accerchiato dagli inglesi e dichiarò di voler lottare sino all’ultima cartuccia, all’ultimo goccio d’acqua. Gli inglesi lo ammirarono molto e resero l’onore delle armi agli italiani… Be’ mio zio somigliava molto a loro, aveva studiato presso un collegio inglese, come tutti noi.

Eppure nell’immaginario comune pochissimi si aspetterebbero questa “schiena dritta”, diciamolo pure, questo coraggio da un Savoia!

Ma, vede, Vittorio Emanuele III lasciando Roma per andare a Brindisi, secondo me, aveva voluto soprattutto che ci fosse ancora un governo. Se i tedeschi avessero preso Roma, il Re ed il Presidente del Consiglio dei Ministri, con chi trattava il vincitore o l’alleato? Con nessuno! Vittorio Emanuele era lo stesso che fu chiamato re soldato: tutto il ’18 lui l’ha vissuto in trincea, mangiando il rancio con gli altri soldati, che, per quindici, venti giorni di seguito, non si lavavano, non si cambiavano le scarpe, i calzini, le mutande… Questo stesso uomo non può essere fuggito via! Credo che la storiografia su di noi non sia sempre giusta, nel bene e nel male. Ogni tanto io ho letto giudizi positivi sul mio conto. Dicono sia intelligentissimo, dicono che abbia tre lauree…

A me risulta che ne ha una in Scienze politiche…

Ecco, anche questo non è vero… Non è vero… Questo me lo ha detto un altro monarchico… Io ho fatto l’accademia navale, due, tre esami di ingegneria navale etc macchine, disegno…

Parliamo di Napoli… Una città che dai Savoia e dall’Unità d’Italia ha guadagnato ben poco e certamente ha perso la sua centralità, il suo status di capitale… Eppure, ai funerali di sua nonna, nel ’51, 25.000 persone omaggiarono la vostra famiglia, gridando Viva il re! La città era in tumulto… Al referendum del ’46 Napoli si era già attestata su posizioni nettamente monarchiche… Lei come se lo spiega?

Ohhhhh, Napoli… Mamma mia! Ci hanno sommerso di affetto. Io non so neanche quanto me lo meritassi, ma mi ha sempre commosso. Il napoletano ha una generosità che non finisce. (Gli occhi del principe si velano di lacrime). Mi commuovo mentre lo dico, adesso…

Forse, perché Napoli è una delle ultime città italiane in cui esista ancora una plebe e la plebe va matta per i re, per i principi, per le fiabe e le corone…

Io non voglio deludere i borbonici e i savoiardi, ma siamo parenti stretti coi Borbone Sicilia. Abbiamo più di venti matrimoni tra le due famiglie. L’ultimo nipote maschio, Umberto – non abbiamo molta fantasia coi nomi in famiglia – è stato battezzato da un principe di Borbone Sicilia, un sacerdote Borbone. (Mentre parla armeggio con un foglio per scacciare le mosche!). Mi spiace ma ci sono le mosche qui! Dicono sia per colpa del brutto tempo che si rifugiano qui! Ah, ah, ah…

Ho scoperto che anche la casa di un principe ereditario può essere piena di mosche! Si andava dicendo…

(Risata). Le racconto una cosa: una volta ci fu una grande cerimonia in una chiesa di Napoli, Santa Chiara, e si uscì insieme coi parenti Borbone. Il principe Ferdinando, che era il capo famiglia, adesso è morto, ebbe un applauso fortissimo: Borboni! Borboni! Io uscii subito dietro e i napoletani: Savoia! Savoia! Ci abbracciammo…

Lo sa che poi hanno parlato male di Lei e dell’altro, vero?

Sì, sì. (Grassa risata). Tutto questo fa parte di un cuore che loro hanno! Mi creda non mi dà nessuna noia che sia borbonico, perché in fondo di monarchia si tratta. (La risata contagia anche me e dura diversi istanti). La faccio ridere! Ah ah ah ah Sarà contento il cugino Carlo di quello che sto per dire, ma la reggia di Caserta… Che gioiello!

Sapevano che vor’dì campa’ i cugini Borbone eh! Mica cotica!

Oh, oh, oh, La prego, La prego… Sfumi, La prego (Si sbellica…). Si ricordi che sono il Capo di Casa Savoia! Sto ridendo troppo, io di solito sono molto più abbottonato…

Suvvia, Altezza, si rilassi… Siamo in Repubblica! Ai bottoni non teniamo più!

È che Lei è molto simpatico e quando è così io mi lascio andare…

Re Faruk d’Egitto diceva che in Europa sarebbero rimasti solo cinque re: i quattro nel mazzo e quello d’Inghilterra… Eppure, le monarchie in Europa sono ancora ufficialmente dodici. Come se lo spiega? E come si spiega che, paradossalmente, i Paesi con re e reucci, per quanto la monarchia possa essere giudicata obsoleta, anacronistica, comicamente cerimoniosa, siano sotto il profilo civile e politico i più moderni, i più progrediti…

La monarchia è un qualche cosa che dà equilibrio alla Nazione, perché, vede, un sovrano non è stato eletto. Questa è la prima critica repubblicana alla monarchia, perché noi nasciamo per essere re. Ma io la rovescio: sì, è vero, però non essendo stati eletti da un ramo del parlamento i re possono essere davvero al di sopra delle parti. E poi: il principe ereditario viene educato in modo molto severo e attento… Gli esempi sono molto positivi, a parte qualcuno, ma, insomma, siamo umani!

Marx diceva che la monarchia è il trionfo della zoologia, perché, ci pensi bene, in fondo dipende tutto dallo spermatozoo che arriva prima. Se quello spermatozoo si chiama Elisabetta II d’Inghilterra, ci va bene, ma se si chiama Attila, Vlad III, Ludovico II di Baviera o Carlo VI di Francia, siamo in mano a pazzi scatenati fino a che crepino mica per sette o quattordici anni.

(Il principe ride di gusto). Lei ha un ottimo senso dell’umorismo, ragazzo! In fondo la monarchia è un fatto tribale. Cioè del popolo. Non è delle élite intellettuali… Deve dare il buon esempio proprio perché incarna lo spirito del popolo. Guardi il Meridione, lo dicevamo prima…

Ha fatto caso che le organizzazioni criminali assomigliano molto, nel loro ordine di gradi e cariche, ad una monarchia…

La Sacra Corona Unita… Già la parola! (Il principe ride, ma più sommessamente). Però, per carità, non bestemmiamo! Non bestemmiamo!

Mi stavo chiedendo che idea si sia fatto della questione catalana… Re Felipe, suo cugino, è contrario, anche perché se la Catalogna sarà, sarà una Repubblica…

Il secondo figlio di Vittorio Emanuele II, Amedeo, duca d’Aosta, mio bisnonno, fu incoronato re di Spagna. Pensi che questo povero Amedeo fu mandato a governare senza sapere una parola di spagnolo.

Non ci credo…

Sì, è vero, l’ha imparato lì. La Spagna era un grosso disastro, ci sono sempre state fazioni spagnole che si facevano la guerra. Il mio bisnonno ha cercato di mettere pace con una Costituzione mantenuta a denti stretti. Felipe ha solo difeso quella Costituzione, perché è questo il nostro dovere, questo ci insegnano sin da bambini. Capisco le loro ragioni, ma possono rivendicarle, come dire, a modo.

Altezza, mi scusi conosce un Paese al mondo che sia nato a modo? Il nostro Paese è nato a modo? È​ nato legalmente? Non è, forse, nato dall’invasione di uno Stato sovrano guidata da un suo parente e dal suo primo ministro?

Ha ragione, ma vede il re di Spagna, già citato, mio bisnonno, aveva un altro progetto per l’Italia: mantenere i sovrani più importanti e fare una federazione con a capo Vittorio Emanuele II, perché diceva, e questo farà contento il cugino Carlo e gli amici borbonici, che i Borbone erano più adatti dei piemontesi a governare il sud.

Lei pensa, a proposito della diversità italiana da Bressanone all’ultima isola siciliana, che la monarchia avrebbe gioco migliore…

Sì, la corona è sempre stata in difesa delle minoranze: etniche, linguistiche… Un esempio è quello del Belgio, il cui sovrano legge un discorso in francese, volta pagina e lo rilegge in fiammingo.

A proposito, è vero che ai tempi del cosiddetto Piano Solo, il colpo di Stato organizzato dal generale De Lorenzo, Lei rischiò di salire al trono?

Sì, c’era un’atmosfera molto strana, di cui ci siamo resi conto solo dopo. Eravamo molto, molto sorvegliati, non so se sorvegliati o protetti. Ci accorgemmo di essere seguiti da una macchina della polizia di Stato. Ci fermammo per chiedere spiegazione e ci dissero che era per la nostra sicurezza.

Perché non si sono mai manifestati, dicendole che c’era un piano di protezione della sua persona?

C’era un disegno, più che un piano… Uhm, Le dico delle cose nebulose, perché c’era molta nebbia ai tempi, sa! Molte cose dette e non scritte.

Nebbia democristiana…

Era il loro fascino, sa? Ah, ah, ah!

La nebbia rende le cose così accattivanti, Altezza! Bagehot, autore della Costituzione Inglese, diceva che il successo della monarchia dipende dal suo mistero. Fate in modo che il sole mai la illumini! Oggi, la nebbia si è diradata, voi reali somigliate ai pesci in un acquario…

O agli animali nello zoo!

Fidanzamenti, matrimoni, litigi, adulteri, figli, nipoti, gelosie, invidie… La vostra umanità è venuta fuori. Sotto le luci al quarzo della televisione anche voi siete apparsi umani.

Siamo famiglie come tutte le altre. Questa è la verità, ma sarebbe meglio si pensasse che siamo migliori, la nebbia in questo caso aiuterebbe l’istituzione. Mi segue?

Lei sarebbe disposto a servire il suo Paese anche in Repubblica, come è accaduto a Simeone II in Bulgaria, che dopo essere stato re, è stato primo ministro?

Certamente sì, ma non come primo ministro, cosa che richiederebbe una preparazione al dettaglio. Potrei essere un bravo capo di Stato, sono stato educato per questo.

Un re come Presidente di una Repubblica?

Perché no!

Sa che in cinese il carattere che sta per re è una linea che interseca altre due, una in alto per il cielo ed una in basso per la terra. Il re è sempre stato visto un po’ come un negoziatore… Lei in che rapporti è con Dio?

Ottimi, pensi che ho conosciuto cinque pontefici! (Mi indica una foto incorniciata in cui posa insieme a papa Luciani).

Lo sa che quello è il mio papa preferito? Ha regnato poco, però, come suo zio Umberto.

Lo stesso numero di giorni: trentatré! Mi ripeto, Lei è un ottimo osservatore.

Ma quando Lei studiava la storia, da bambino, era come sfogliare l’album di famiglia…

È pesante avere una storia così. Quando Licio Gelli venne a propormi di entrare nella massoneria, mi disse: così Lei avrà dei cugini. Risposi: ne abbiamo già tanti noi di cugini.

Con che spirito vive la festa del 2 giugno? Per me era il giorno vicino alle vacanze estive in cui non si andava a scuola. Per Lei?

Il giorno della cassa integrazione! (Risata). Però, la seguo in televisione. Mi piace veder la parata, la trovo molto bella. Del resto, tutte quelle unità militari le abbiamo costituite noi. Adesso sembra che tutto sia iniziato con la repubblica.

In occasione della commemorazione dell’assassinio di Umberto I a Monza, nel 2000, Ciampi si rifiutò di inviare una corona di alloro da mettere sull’altare delle celebrazioni. Le ha dato noia?

Disse che il popolo italiano doveva ricordarsi che c’era stata una cesa tra monarchia e repubblica. Una cesa! Bravo Lei che se lo ricorda! Molta. Moltissima noia.

Si aspettava che un Presidente di origine comunista come Napolitano, invece, facesse la scelta inversa, tributando onore a Vittorio Emanuele II al Pantheon.

È stato anche fascista, Napolitano, lo sa? Era iscritto al Guf.

Suvvia, Altezza! So dove vuole arrivare, ma è tutt’altro conto…

Ah, si? E perché solo noi Savoia eravamo dei delinquenti, no, scusi! Gli altri hanno tutti le mani pulite! Poi si scopre che c’è stato un tempo in cui i più insospettabili erano fascisti… Cosa fa: è finito il nastro?

Direi che può bastare, prendo una caramella, che mi si è asciugata la gola… Vuol favorire?

Sì, grazie. Me la merito?

Non La facevo così simpatico, Altezza… In televisione è sempre così impettito…

Ha visto! Ah, ah, ah. Merito suo… Mi scusi, ma quanto è alto Lei?

Un metro e novanta.

La vedrei bene come corazziere.

Al Quirinale. Io su una bel cavallo di razza irlandese, con elmo e sottogola, Lei con la corona… Un’altra Storia, eh!

Ah, ah, ah, ah. E così si congiurava insieme!

Potrebbe anche interessarti...