Intervista a S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia del 7 gennaio 2018

tratto da Il Giorno /Nazione/Resto del Carlino

HO MILLE ANNI DI STORIA ALLE SPALLE E IL SENSO ATAVICO DELLA PATRIA E DELLA BANDIERA. ELENA FU UNA GRANDE REGINA, MA BISOGNA CHETARE LE POLEMICHE PRIMA DI SEPPELLIRLA A ROMA»

di Italo Cucci per ”il Giorno – la Nazione – il Resto del Carlino

Col lieve imbarazzo di chi si trova a tu per tu col Re d’ Italia designato, cioè Amedeo di Savoia Aosta, disposto a una conversazione serena, stringo il patto di evitare spunti polemici suggeriti dall’ attualità che peraltro incombe.

Dovesse farlo lei, ora, un discorso agli italiani, cosa direbbe?

«L’ ho fatto per anni, a Capodanno. Lo faceva mio nonno. Un incoraggiamento ad andare avanti, sempre».

Privo di tutti gli orpelli nobiliari, compreso quel titolo di Re di Croazia e tutti i nomi – otto, compreso il relativo Zvonimiro – che non ha mai preso in considerazione, il cittadino Amedeo di Savoia non rinuncia «alla correttezza istituzionale, perché – precisa – il primo dovere è essere perfettamente se stessi e dire la verità. Sempre. Non dirla non paga. Ogni anno faccio una fotografia dell’ anno passato e, come dicevo, auguro miglioramenti. Posso anche dire, per soddisfarla, che rivedendo molte di quelle fotografie ci si accorge che in realtà non siamo andati molto avanti. Ma qui mi fermo.

Già negli anni Quaranta il Re aveva raccomandato a tutta la famiglia un basso profilo. Per me, per noi, mia madre e io – mio padre Aimone non c’ era – fu quasi un obbligo: tornammo a casa dall’ esilio, a Firenze, e un giorno che mamma mi portò in un negozio di giocattoli scrissero che centinaia di persone ci avevano applaudito. A Firenze. Figurarsi. Allora fu il questore a chiederci un basso profilo, ma non troppo: ad esempio non andare in autobus, non fare quello che faceva la gente…normale».

Dunque tornaste ad essere speciali…

«Con qualche problema psicologico. Fuori d’ Italia si viveva nei palazzi reali dei parenti: in Grecia, nella reggia dov’ era nata mamma Irene, in Inghilterra, in Spagna…una ‘normalità speciale’, come dice lei, imbarazzava. Noi si cercava di non creare imbarazzo ma finimmo per dovere accettare carabinieri di scorta quando portavamo i bambini a scuola, subendo a malincuore quello che per molti italiani era uno status symbol. In realtà dal popolo non abbiamo mai ricevuto minacce; ostilità e censure solo dall’ autorità, dall’ Italia ufficiale che aveva definito un concetto: tutto quello che non è monarchia è democrazia…Ci ha aiutato vivere in Toscana, dove la gente fa finta di non conoscerti per non darti la soddisfazione di riconoscerti».

Il far finta diventa abitudine comune, soprattutto per tanti politici di primo piano che – ricorda sorridendo Amedeo – «anche ministri, cercavano di far dimenticare il loro passato, di avere giurato fedeltà al re. Spesso erano quelli che volevano trascinarci nelle polemiche. Non ci sono mai cascato. Così come non ho mai accettato candidature politiche che venivano da destra, dai liberali, dai missini, dai socialdemocratici… Ho gradito la solidarietà di un presidente della Repubblica, Cossiga..».

Fu proprio lui a dire che Amedeo di Savoia era il vero erede al trono, ma lei continuò a tenere un basso profilo…

«Eppure sono convinto di avere ancora un ruolo, mille anni di storia alle spalle, il senso atavico della bandiera, della Patria, della Costituzione. Già, il rispetto della nostra Costituzione che ha centosettant’ anni: cento dello Statuto Albertino, settanta della Repubblica. Amedeo di Savoia re di Spagna preferì abdicare quando nel 1873 gli fu chiesto di respingere i moti repubblicani, sciogliendo le Cortes e sospendendo la costituzione. Rifiutò. Tornò in Italia e con lui, fratello di Umberto I, nacque la famiglia Savoia Aosta».

Ecco: se esiste per voi un rapporto sereno con la Repubblica, non altrettanto si può dire con Vittorio Emanuele di Savoia figlio di Umberto, l’ ultimo re d’ Italia.

«Al proposito sono state scritte molte sciocchezze. Quando il giovane Vittorio Emanuele s’ innamorò di Dominique Claudel, figlia del famoso scrittore, si disse che non era adatta a sposare il principe ereditario perché era borghese. Un’ affermazione falsa: un futuro monarca può sposare qualunque donna voglia purché vi sia il consenso del capofamiglia regnante, consenso che mancò alle nozze di Vittorio con Marina Doria, perché non fu neppure richiesto e il re Umberto disse a chiare lettere che il figlio avrebbe perduto ogni diritto al trono. Quello che è successo dopo, fra le nostre famiglie, è solo il risultato della passione degli italiani per le grandi rivalità, come Bartali e Coppi. Rivalità che fra noi non esiste».

Resta il fatto che voi avete alle spalle la figura di Amedeo Duca d’ Aosta, l’ eroe dell’ Amba Alagi, mentre su Vittorio Emanuele pesa la tragedia dell’ isola di Cavallo, la morte di Dirk Hamer…Adesso vi unisce un evento storico, il ritorno delle salme del re e della regina in Italia, a Vicoforte, in Piemonte, grazie alla decisione del presidente Mattarella sollecitata dalla principessa Gabriella i cui fratelli non hanno gradito: volevano che i nonni fossero tumulati al Pantheon. Lei non ha ancora detto una parola…

«La regina Elena è stata grande, aveva nel cuore la carità; donna di fede, il Papa le dette il più alto riconoscimento pontificio, la Rosa d’ Oro; fu la vera regina degli italiani, impegnata nel sociale, vicina ai bisognosi, per necessità trasformò il Quirinale in un ospedale perfettamente funzionante. Del re si dimentica il ruolo che ebbe nella Grande Guerra, a Peschiera e all’ Ortigara, era il re soldato. Che abbia avuto delle colpe, registrate dalla storia, non entro nel merito. Rispetto le critiche, ma credo che non fu più responsabile di buona parte degli italiani. Quando morì, in Egitto, il re Fuad gli riservò funerali di Stato».

Degni del Pantheon, dunque, i reali, eppure il gesto di Mattarella è stato di grande sensibilità civile e religiosa…

«Non lo discuto ma ho apprezzato un articolo uscito su QN, nel quale l’ autore, Roberto Pazzi, a proposito della sepoltura dice che questa avviene in un luogo predestinato, in una tomba di famiglia, non per merito. Se valesse il merito i cimiteri sarebbero vuoti a metà. I papi corrotti non venivano buttati a Tevere…».

Pazzi ha scritto un grande libro, «Cercando l’ imperatore», sulla tragedia della famiglia dello Zar di Russia Nicola II…

«Lo leggerò, con i Romanov eravamo cugini…Il senso della tragedia ci appartiene…Sì, anch’ io ho pensato al Pantheon ma credo che al momento sia meglio attendere, far chetare le polemiche. Qualcuno dice ‘mai’. Per me, davanti ai mille anni di una dinastia, la parola ‘mai’ non esiste».

Una considerazione mia, accolta con interesse da Amedeo di Savoia, ma senza commenti: sessant’ anni fa un presidente del Consiglio democristiano, Adone Zoli, predappiese, consentì il ritorno delle spoglie di Benito Mussolini nella tomba di famiglia nel cimitero di San Cassiano. Allora sì ci volle coraggio.

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